Italpizza: arriva la parlamentare Stefania Ascari

Dopo otto mesi di sciopero per la regolarizzazione degli orari di lavoro e l’applicazione del contratto alimentare, oggi davanti ai cancelli di Italpizza si è presentata una delegazione cinque stelle con la parlamentare Stefania Ascari. Continua a leggere Italpizza: arriva la parlamentare Stefania Ascari

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Aspettando il tavolo di trattativa non si ferma la vertenza Italpizza

Dopo il presidio con conferenza stampa di fronte alla questura di Modena, nella giornata di mercoledì , è proseguito questa mattina il picchetto davanti i cancelli di Italpizza.

Di seguito riportiamo il comunicato dalla pagina facebook “Sciopero Italpizza” Continua a leggere Aspettando il tavolo di trattativa non si ferma la vertenza Italpizza

Tre giorni di sciopero al Salumificio Bellentani di Vignola

Riprende lo sciopero al comparto carni di Vignola. Dopo le prime lotte sindacali i padroni provano a cambiare i rapporti di forza.

La ditta Bellentani, salumificio facente parte del gruppo Citterio, era stata al centro delle prime lotte sindacali del SiCobas. Lavoratori e lavoratrici si erano battute sia per l’applicazione del contratto alimentare sia denunciando le numerose irregolarità nel cantiere produttivo. Continua a leggere Tre giorni di sciopero al Salumificio Bellentani di Vignola

Vertenza Italpizza: “Tornare alla normalità. Tornare al silenzio.”

Sabato mattina, nella sede modenese di Confindustria Emilia, era stato raggiunto un accordo tra Italpizza, le cooperative Cofamo ed Evologica, Confcooperative, Confindustria e Legacoop da una parte, e i sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil) dall’altra (anche se non c’è da esserne così sicuri).

Anche perché l’azienda, dopo esser riuscita ad escludere da tutti i tavoli di trattativa il SiCobas, salutava positivamente l’incontro con queste parole, pronunciate dal consigliere delegato Bondioli:

«Siamo soddisfatti perche’ finalmente si e’ compiuta la condizione per la quale da tempo lavoravamo, nonostante le forti pressioni e le difficolta’ causate dai blocchi illegali.»

Dalla sera precedente, intanto, in concomitanza con una grigliata di solidarietà proprio davanti ai cancelli di Italpizza, il sito ( http://www.nuovocaporalato.it ) riconducibile alla Flai Cgil diventava irraggiungibile. Al suo posto, una schermata nera (a lutto quasi) e una frase sibillina, firmata Umberto Franciosi della Flai Cgil Emilia-Romagna.

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Oggi, arrivano le prime risposte a quell’accordo sia da parte del S.i.Cobas, che parla chiaramente di “libertà di parola” e di “libertà di associazione sindacale” nonché di un rischio che il modello Italpizza possa essere il precedente per l’abbassamento generalizzato dei diritti e dei salari a Modena e non solo, sia da parte dell’opposizione Cgil de “il sindacato è un’altra cosa” che ricorda come sia stato reintrodotto il marcatempo per le pause all’interno dello stabilimento e della gravità del fatto che sia stato fatto passare il principio secondo il quale sia la direzione aziendale a “scegliersi” i sindacati con cui parlare.

Li pubblichiamo entrambi, partendo dal comunicato del S.i.Cobas.

TORNARE ALLA NORMALITA’
TORNARE AL SILENZIO
Nota sugli accordi tra sindacati confederali ed Italpizza

Il primo, concreto risultato del tavolo tra Cgil-Cisl-Uil e #Italpizza è stata l’esclusione di una parte dei lavoratori dal tavolo della trattativa, da cui i delegati del S.I. Cobas sono stati esclusi e allontanati in malo modo dalla Digos. Vi sembra giusto? Da notare che in quella stessa sede di Confindustria il Si Cobas ha firmato in passato importanti accordi con altre aziende.
L’accordo firmato dalla triplice parla dell’avvio di una contrattazione di sito, ma la stessa non era già stata avviata 6 mesi fa? Non si doveva già garantire la revisione dei contratti applicati? Non si doveva parlare di contratto Alimentare? Nulla di questo viene accennato nell’accordo.
Italpizza dal canto suo ribadisce sempre la stessa litania: quel che c’è va bene così com’è!
Il diritto all’assemblea sindacale viene commentato dai sindacati firmatari dell’accordo come una conquista, eppure tale diritto è già previsto dalla normativa, il fatto che non fosse garantita né ai lavoratori in appalto né ai lavoratori diretti di Italpizza è dunque una violazione, non la conquista di un accordo di secondo livello!

L’obiettivo del tavolo separato tra tutte le parti, con l’esclusione del S.I. Cobas, viene ben spiegato dalla nota diffusa dalle cooperative di Italpizza: “All’origine di questo importantissimo passo – da cui continueranno ad essere esclusi coloro che si sono posti in opposizione ed, anzi, in sfregio delle regole del vivere civile e della legalità – l’ennesimo riconoscimento dell’assoluta correttezza del nostro agire”.
L’obiettivo è proprio l’esclusione di “coloro che si sono posti in opposizione”, il ritorno alla normalità. Obiettivo è il riconoscimento dell’assoluta correttezza dell’azienda, cioè dell’assoluta correttezza dei contratti applicati, dei turni, delle norme di sicurezza, del versamento dei contributi, ecc.

Ricordiamo che i primi due punti della piattaforma di rivendicazioni della CGIL, per i quali è stato proclamato lo sciopero di maggio, erano la “libertà di parola” e la “libertà di associazione sindacale”. Chiediamo quindi: è giusto che venga firmato un accordo in cui è prevista la libertà sindacale solo per alcuni, ma con l’esclusione dei lavoratori del S.I. Cobas? Che razza di concetto ha la segreteria CGIL della libertà e dei diritti? La libertà e i diritti sono per tutti, o non sono!

Che i dirigenti CGIL facciano valere questi principi, senza prestarsi al gioco padronale: questa non è una vertenza qualsiasi. Il modello Italpizza rischia di essere il precedente per l’abbassamento generalizzato dei diritti e dei salari, a Modena e non solo. Per quale motivo industrie come Barilla, Buitoni, Pavesi, Antico Forno, Valpizza, Cameo e Nestlè dovrebbero continuare ad applicare il contratto alimentare, quando Italpizza dimostra che è possibile applicare il contratto di pulizie ed avere persino l’appoggio dei sindacati?
Per quale motivo le aziende dovrebbero continuare a parlare coi sindacati, se Italpizza dimostra che ci si può scegliere gli interlocutori?

Una cosa è certa, un imbroglio come quello firmato da Cgil Cis e Uil nel 2015, che sanciva il peggioramento delle condizioni dei lavoratori facendoli regredire da un contratto alimentare a quello delle pulizie e multiservizi ora sarà difficilmente realizzabile con il controllo, l’esperienza e le consapevolezze acquisite dai lavoratori che, anche se non saranno ammessi al tavolo da Italpizza, non saranno disponibili a farsi nuovamente prendere in giro.

Di seguito, invece, il comunicato de il sindacato è un’altra cosa, opposizione Cgil.

La fase che si è aperta dopo l’incontro del 31/05 tra direzione Italpizza e sindacati confederali, apre uno scenario nuovo e contraddittorio. Da una parte è indubbiamente positivo che si sia conquistato il diritto alle assemblee interne per i dipendenti delle due cooperative e che si sia aperta una discussione sugli assetti contrattuali; ma d’altra parte Italpizza ha ottenuto alcuni risultati politici  molto favorevoli: la rottura del fronte tra CGIL e Si Cobas (che era il vero incubo dell’azienda), la delegittimazione del ruolo e degli scioperi promossi dal sindacato di base, una fase di tregua dopo mesi di conflitto che evidentemente avevano intaccato i risultati e l’immagine di Italpizza. A tal proposito è significativo quanto inquietante che sia stato reintrodotto il marcatempo per le pause fisiologiche rimosso negli scorsi mesi grazie agli sciopero.

Particolarmente grave è che sia passato di fatto il principio aziendale per il quale è la direzione a “scegliersi” i sindacati con cui parlare: un grave abuso antidemocratico (che la CGIL, per altro, continua a subire nel gruppo industriale più grande d’Italia e in molte vertenze diffuse  – vedi Castelfrigo), in cui i padroni si arrogano il diritto di parlare e contrattare solo con le organizzazioni compatibili ai propri interessi.

La cosa da fare, adesso, per evitare che questi “vantaggi” strappati da Italpizza si trasformino in un arretramento delle ragioni dei lavoratori, è imporre che la fase di discussione abbia tempi contingentati e predefiniti: dicendo chiaramente che la CGIL non si accontenta della “concessione” di un tavolo in cambio della pacificazione, che la trattativa, al di là degli esiti, deve avere una finalizzazione rapida SULLA BASE DELLE PAROLE D’ORDINE DELLA REINTERNALIZZAZIONE E DELLA CONTRATTAZIONE DI SITO. E chiedendo con forza che al tavolo di trattativa siano ammessi anche i Si Cobas, in virtù di un principio di rispetto minimo della rappresentanza reale e dell’agibilità democratica in quell’azienda.   La discussione sulle applicazioni contrattuali in Italpizza non è un fatto tecnico, ma una questione politica e di rapporto di forza. o passa l’arbitrio aziendale o passano le esigenze di giustizia ed equità di chi lavora. E’ necessario che la CGIL faccia pesare continuamente sul quel tavolo l’unica vera arma che il sindacato e i lavoratori hanno in mano: lo sciopero e il blocco delle merci in entrata e in uscita. Mesi di chiacchiere, commissioni e sottocommissioni , buone solo a raffreddare i conflitti e mettere nell’angolo i Cobas, sarebbero un colpo mortale per la CGIL.

RICONQUISTIAMO TUTTO
(area di opposizione in cgil)

 

Riprende lo sciopero a Italpizza

Dopo che a Roma, l’incontro al Ministero del Lavoro di sabato scorso era terminato con un nulla di fatto a Modena, questo lunedì, è ripreso lo sciopero a Italpizza.

Non più solo il SiCobas, questa volta, davanti ai cancelli di Italpizza perché ora, dopo più di cinque mesi passsati a denunciare le vergognose condizioni di sfruttamento e il clima di paura che si è instaurato all’interno dello stabilimento di San Donnino, ora lo sciopero è sostenuto anche dalla Cgil.

Se sabato scorso, all’incontro al Ministero, con l’arroganza che le contraddistingue, Italpizza, le cooperative appaltatrici Cofamo e Evologica assieme a Confindustria non si sono nemmeno presentate al tavolo di trattativa, dichiarazioni e spot a mezzo stampa non sono invece mancati, a cominciare dalla ferma indisponibilità a qualsiasi contrattazione col sindacato autorganizzato da parte dell’azienda: «(Italpizza) non partecipera’ mai a incontri o tavoli alla presenza dell’organizzazione Si Cobas, per gli evidenti motivi di ordine pubblico di cui sono portatori.» aggiungendo «Italpizza sta operando nella regolarità e nel rispetto delle norme, e che e’ anticostituzionale [sic] obbligare una societa’ ad applicare un contratto di lavoro anziche’ un altro. » nonostante sia stata piu volte denunciata e comprovata l’applicazione illecita dei contratti nel corso dei precendenti mesi di mobilitazione. (Notare come anche l’Ispettorato del Lavoro abbia dichiarato: «Accertate violazioni, addebitati contributi omessi, irrogate sanzioni amministrative» sanzionando l’azienda per circa 700.00 euro, ciffra comunuqe irrisoria se si considerano i milioni risparmiati sul costo del lavoro attraverso l’appalto.)

Così, lunedì, mentre all’interno dello stabilimento si registrava l’ennesimo infortunio sul lavoro e riprendeva lo sciopero congiunto SiCobas-Cgil all’esterno dello stabilimento, l’azienda ri-giocava la carta dell’investimento da 25 milioni di euro per la costruzione in deroga (col decreto sblocca-Modena approvato dalla giunta Muzzarelli nel 2017) di un nuovo polo logistico Italpizza adiacente all’attuale stabilimento produttivo.

Martedì lo sciopero riprende davanti ai cancelli e ricominciano anche le violenze e la pioggia di lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine, che a Modena sembrano ormai diventate tipo l’agenzia Pinkerton, un servizio privato a favore delle aziende pagato però coi contributi di tutti i cittadini.

Tante cariche, qualche ferito e lacrimogeni lanciati direttamente addosso alle persone che sviluppano tuttavia solo l’effetto contrario a quello sperato dagli sgherri in divisa.

Anche la giovane candidata sindaca di Modena Volta Pagina è presente allo sciopero e anche a loro viene sequestrato uno striscione in solidarietà ai lavoratori.

Al terzo giorno, mercoledì, la repressione poliziesca si fa, per quanto possibile ancora più pesante e nervosa. La polizia attacca i blocchi dei lavoratori con lacrimogeni e manganellate fin da subito tutavia, nonostante l’indicazione dei delegati sindacali CGIL di non partecipare ai blocchi, la maggior parte dei lavoratori iscritti alla Camera del lavoro solidarizzano coi colleghi opponendosi alle cariche.

Simone Carpeggiani, coordinatore di Bologna viene circondato e aggredito da ben 6 poliziotti in quello che può essere definito tranquillamente (come riporta nella sua nota il SiCobas di Bologna) «un attacco squadrista delle forze dell’ordine contro i lavoratori».

In contemporanea però, dentro Italpizza, ci sono più linee di produzione ferme di quante ne risultino attive. Come riporta il comunicato del SiCobas:

Oggi è il terzo giorno di sciopero congiunto S.I. Cobas – CGIL davanti ai cancelli di Italpizza, con presidio permanente giorno e notte: delle 5 linee di produzione dell’azienda soltanto una sta funzionando, mentre il reparto di confezionamento è ridotto al 20% della capacità. Oltre alle lavoratrici e lavoratori davanti ai cancelli altre centinaia si sono astenute dal lavoro.

Ieri Italpizza ha tentato di giocarsi un’altra carta truccata, annunciando 25 milioni di euro di investimenti per un nuovo polo logistico sulle aree verdi adiacenti al già enorme stabilimento (terreni verdi su cui il comune ha già tolto il vincolo ambientale..). Peccato che sia lo stesso piano presentato due anni fa: si tratta quindi di un falso annuncio, che comunque non menziona nemmeno le condizioni contrattuali e lavorative di chi potrebbe essere impiegato in questo nuovo redditizio business.

Per aggirare lo sciopero Italpizza tenta poi di far entrare dei lavoratori esterni in sostituzione di quelli davanti ai cancelli, pratica proibita dalla legge italiana come pratica antisindacale: alcuni addetti aprono un cancello provvisorio sul retro dello stabilimento, mentre in uno stradello adiacente i lavoratori esterni aspettano che il padrone della cooperativa li venga a prendere (foto sotto). Ma anche qui il l’esempio della lotta si estende: dopo aver parlato con gli altri operai i lavoratori esterni decidono di unirsi allo sciopero e di non entrare ad Italpizza!
(qui il video che documenta l’insubordinazione dei lavoratori esterni al presidente della cooperativa Cofamo) Di questo ennesimo illecito sono stati informati l’Ispettorato del Lavoro e la Prefettura.

Nel pomeriggio, inoltre, viene fermato e portato in questura Assouli, storico delegato del Sicobas di Modena e si formano due presidi in contemporanea. Il primo sempre davanti ai cancelli di Italpizza, mentre il secondo si forma sotto la questura per chiedere l’immediato rilascio del delegato fermato, che sarà in seguito rilasciato poco prima delle otto di sera.

Procede intanto, con poche eccezioni, il silenzio assordante della politica cittadina su quanto avviene, da ormai più di cinque mesi, davanti ai cancelli di quella che comunemente viene definita un’ “eccellenza” produttiva del teritorio.

Silenzio che si è fatto “sentire” anche il 9 maggio, data in cui, veniva incendiata l’automobile di uno dei delegati sindacali a Italpizza a mo di intimidazione.

Questo attentato giunge nello stesso giorno in cui la procura di Modena emette oltre 30 denunce nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori di Italpizza che hanno partecipato agli scioperi di questi mesi, con accuse più gravi confezionate su misura proprio contro i delegati sindacali e gli operai più attivi nella lotta. Ma giunge anche a pochi giorni dall’incontro sulla vertenza Italpizza convocato dal Ministero del Lavoro a Roma: l’azienda infatti si era rifiutata con un comunicato pubblico di sedersi ad un tavolo col nostro sindacato, e l’intervento del Ministero sembra essere riuscito a sbloccare la situazione. È evidente infatti che a #Modena esiste un sistema locale ben oliato di affari e connivenze a tutti i livelli – economici, politici ed istituzionali – per il quale industriali e cooperative detengono un potere semi-feudale sul territorio, a discapito di chi la ricchezza la produce con le proprie braccia. L’attacco contro il S.I. Cobas qui è più duro che altrove, proprio perché le lotte sindacali rischiano di sgretolare questo sistema incancrenito.

Intanto però, attorno allo sciopero di Italpizza, si cominciano a vedere anche i primi germogli di qualcosa che va in crescendo come la solidarietà e la consapevolezza  «a sostegno di una vertenza che vede Davide contro Golia, la giustizia contro lo sfruttamento.»

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Incontro al Ministero del Lavoro, Confindustria e Italpizza non si presentano al tavolo.

Terminato con un nulla di fatto l’incontro indetto dal Sottosegretario al Ministero del Lavoro, Caludio Cominardi sulla vertenza Italpizza.

Pubblichiamo qua di seguito il comunicato del SiCobas di Modena.

Stamattina si è svolto a Roma, presso il Ministero del Lavoro, l’incontro convocato dal Sottosegretario Claudio Cominardi, sulla vertenza Italpizza: dimostrando ancora una volta la propria arroganza, aziende e Confindustria non si sono presentate al tavolo.
Erano presenti invece i rappresentanti dei lavoratori: oltre al S.I. Cobas hanno partecipato le categorie Alimentari e Commercio di CGIL e CISL. Tutti i sindacati hanno denunciato le vergognose condizioni di sfruttamento e il clima di paura che vigono all’interno del sito, dichiarando all’unanimità che l’unico contratto applicabile è quello delle industrie alimentari, non quello di pulizie/multiservizi attualmente utilizzato per comprimere salari e diritti.

Da notare che il sindacato UIL non si è presentato insieme agli altri sindacati, ma si presenterà domani all’incontro al Ministero insieme alle aziende e a Confindustria svelando, per chi avesse ancora qualche dubbio, la propria natura…

Particolare attenzione è stata dedicata al preoccupante clima di intimidazione intorno alla vertenza Italpizza, culminato giovedì scorso nell’attentato incendiario ai danni del nostro delegato sindacale, contestando inoltre duramente il Prefetto di Modena, presente alla riunione, per i continui attacchi repressivi che colpiscono con processi, denunce e fogli di via i lavoratori in sciopero, senza mai toccare i veri criminali che prosperano sul territorio. Il problema di Modena non sono gli scioperi, ma il sistema di caporalato industriale e le sue articolazioni politiche e istituzionali!

Attendiamo quindi la presa di posizione del Governo, dopo che avrà sentito anche la parte padronale.
Lo stato di agitazione resta comunque aperto fino alla risoluzione della vertenza. 

Avanti S.I. Cobas, fino alla vittoria!

Un 25 aprile a Modena.

Quest’anno Modena per il 25 aprile era piena di cortei. C’erano gli anarchici al pomeriggio, collettivi autonomi e sindacalismo di base la mattina e le istituzioni tutte inghingherate a sfilare per le vie del centro.

Se dovessimo riassumere in due frasi il 25 aprile di quest’anno cominceremmo in questo modo. Tuttavia le cose sono un attimino più complicate di così.

Nell’anno in cui il giorno della Liberazione si trasforma in un «derby tra rossi e neri» (parole di Salvini) e in cui, una delle date fondative dell’ordinamento costituzionale è ridotta a semplice contesa, quando non direttamente osteggiata, le cosa sono leggermente più “complesse”.

Tre cortei in città. Uno di prima mattina che, lontano dalle celebrazioni ufficiali, attraversa il quartiere Crocetta. È quello organizzato dai ragazzi del collettivo Guernica, partecipato da solidali e dalle lavoratrici e dai lavoratori del sindacato S.I.Cobas. Numeri bassi (una sessantina di persone) ma tanti contenuti e estremamente variegati.

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La partenza è lanciata alle 10.00 davanti al ceppo in ricordo dei caduti dell’eccidio delle Fonderie, giusto in concomitanza col corteo della Banda Popolare dell’Emilia Rossa  (foto sotto) organizzato in centro, a pochi passi dalle celebrazioni ufficiali.

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Il corteo passa in mezzo alle case popolari, in un quartiere tanto chiacchierato dalla politica quanto poco frequentato negli ultimi anni. Tanti abitanti si affacciano ai balconi e scatta pure qualche timido applauso. Giovani, lavoratori migranti e italiani, è una composizione piuttosto eterogenea quella che sfila lungo la Nonantolana. La Crocetta, quartiere popolare a due passi dal centro, un po’ periferia un po’ zona da “riqualificare” nel grande ciclo di rigenerazione/spoliazione urbana. Quando partono gli interventi, solo un paio di tappe a dir la verità, e si parla di problemi vivi, reali e quotidiani come il lavoro, l’affitto, lo sfratto le orecchie sono attente e non quelle distratte e anche un po’ infastidite del solito corteo tra le vetrine del centro cittadino.  Nonostante un dispositivo di polizia di prim’ordine, (tutti i cassonetti e i cestini della spazzatura erano sigillati con il cellophane, va a capire il perché), il corteo viene visto, osservato e ascoltato dagli abitanti.

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Alla Crocetta i bar sono vivi anche il 25 aprile, le facce di chi li anima sono le stesse di quelli che sfilano lungo via Nonantolana, facce di lavoratori, gente che spera, problemi, vita quotidiana; da una parte volantini e un rapido scambio di battute, dall’altra i simboli del securitarismo “democratico” contemporaneo che ricorda tanto altri tempi, precedenti rispetto al giorno della Liberazione.

 

 

All’altezza del famigerato complesso dell’R-Nord un accorato intervento ricorda il sacrificio e l’esempio di Lorenzo Orsetti (Orso) caduto in Siria combattendo l’Isis. «Ogni tempesta comincia con una singola goccia. Cercate di essere voi quella goccia.»

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Di lì a poco, interverrà anche un lavoratore dello Sri Lanka a ricordare l’attentato che ha appena colpito il suo paese e che, nella domenica di Pasqua, ha fatto più di 200 morti. Condizioni di sfruttamento sul lavoro qua e terrore laggiù. Stesso bisogno di Liberazione.

Il corteo termina davanti alla Stazione, uscita Porta Nord, un luogo appena “rigenerato” e “ristrutturato” dall’efficientissima classe politica cittadina. Qua, proprio davanti a tutta l’ipocrisia del nuovo monumento alle migrazioni voluto ed eretto dall’amministrazione Pd, uno striscione della campagna “Mai Più Lager” ricorda l’imminente apertura del Cpr giusto a poche centinaia di metri da quell’opera.

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Tutto questo accade la mattina perché, nel pomeriggio, con ritrovo alle 15.00 in piazza Pomposa, c’è il temuto e famigerato corteo  anarchico contro il Cpr e il razzismo di Stato lanciato dal laboratorio libertario Ligera. Corteo autorizzato che sfila lungo la via Emilia per poi svoltare su viale Caduti in Guerra, salire sul cavalcavia in direzione viale Gramsci e terminare il corteo al parco XXII aprile.

 

 

Trecento, trecentocinquanta i partecipanti alla chiamata nazionale e un dispositivo di sicurezza d’eccezione. Al passaggio del corteo i muri di Modena si caricano di significati con scritte contro Salvini e contro i Cpr. Viene sanzionata una vetrina della Benetton con della vernice gialla e attaccati manifesti contro il razzismo istituzionale.

Interventi al megafono e azioni dimostrative/comunicative si susseguono. Striscioni contro la Bper (che dovrebbe detenere, attraverso la finanziaria Alba  Leasing la struttura che ospiterà il nuovo Cpr di Modena) e scritte sulle vetrine. Esattamente quel genere d’azioni che farà subito gridare, per bocca della Gazzetta, alla “devastazione”. Stesso termine poi ripreso subito dal social-Ministro Salvini che sa bene come comunicare e come piegare la cronaca locale a suo favore.

Da lontano, da molto lontano, da Vittorio Veneto, in mattinata il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (lo stesso che con la penna aveva firmato gli ultimi due decreti sicurezza Minniti e Salvini) aveva pronunciato queste parole per le celebrazioni del 25 aprile: «La Storia insegna che quando i popoli barattano la propria libertà in cambio di promesse di ordine e di tutela, gli avvenimenti prendono sempre una piega tragica e distruttiva.»

Ecco modenesi perbene, prima di dare aria alla bocca o sui social nel commentare questa giornata, respirate e rifletteteci un attimo. Un attimo ancora.