Vertenza Italpizza: “Tornare alla normalità. Tornare al silenzio.”

Sabato mattina, nella sede modenese di Confindustria Emilia, era stato raggiunto un accordo tra Italpizza, le cooperative Cofamo ed Evologica, Confcooperative, Confindustria e Legacoop da una parte, e i sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil) dall’altra (anche se non c’è da esserne così sicuri).

Anche perché l’azienda, dopo esser riuscita ad escludere da tutti i tavoli di trattativa il SiCobas, salutava positivamente l’incontro con queste parole, pronunciate dal consigliere delegato Bondioli:

«Siamo soddisfatti perche’ finalmente si e’ compiuta la condizione per la quale da tempo lavoravamo, nonostante le forti pressioni e le difficolta’ causate dai blocchi illegali.»

Dalla sera precedente, intanto, in concomitanza con una grigliata di solidarietà proprio davanti ai cancelli di Italpizza, il sito ( http://www.nuovocaporalato.it ) riconducibile alla Flai Cgil diventava irraggiungibile. Al suo posto, una schermata nera (a lutto quasi) e una frase sibillina, firmata Umberto Franciosi della Flai Cgil Emilia-Romagna.

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Oggi, arrivano le prime risposte a quell’accordo sia da parte del S.i.Cobas, che parla chiaramente di “libertà di parola” e di “libertà di associazione sindacale” nonché di un rischio che il modello Italpizza possa essere il precedente per l’abbassamento generalizzato dei diritti e dei salari a Modena e non solo, sia da parte dell’opposizione Cgil de “il sindacato è un’altra cosa” che ricorda come sia stato reintrodotto il marcatempo per le pause all’interno dello stabilimento e della gravità del fatto che sia stato fatto passare il principio secondo il quale sia la direzione aziendale a “scegliersi” i sindacati con cui parlare.

Li pubblichiamo entrambi, partendo dal comunicato del S.i.Cobas.

TORNARE ALLA NORMALITA’
TORNARE AL SILENZIO
Nota sugli accordi tra sindacati confederali ed Italpizza

Il primo, concreto risultato del tavolo tra Cgil-Cisl-Uil e #Italpizza è stata l’esclusione di una parte dei lavoratori dal tavolo della trattativa, da cui i delegati del S.I. Cobas sono stati esclusi e allontanati in malo modo dalla Digos. Vi sembra giusto? Da notare che in quella stessa sede di Confindustria il Si Cobas ha firmato in passato importanti accordi con altre aziende.
L’accordo firmato dalla triplice parla dell’avvio di una contrattazione di sito, ma la stessa non era già stata avviata 6 mesi fa? Non si doveva già garantire la revisione dei contratti applicati? Non si doveva parlare di contratto Alimentare? Nulla di questo viene accennato nell’accordo.
Italpizza dal canto suo ribadisce sempre la stessa litania: quel che c’è va bene così com’è!
Il diritto all’assemblea sindacale viene commentato dai sindacati firmatari dell’accordo come una conquista, eppure tale diritto è già previsto dalla normativa, il fatto che non fosse garantita né ai lavoratori in appalto né ai lavoratori diretti di Italpizza è dunque una violazione, non la conquista di un accordo di secondo livello!

L’obiettivo del tavolo separato tra tutte le parti, con l’esclusione del S.I. Cobas, viene ben spiegato dalla nota diffusa dalle cooperative di Italpizza: “All’origine di questo importantissimo passo – da cui continueranno ad essere esclusi coloro che si sono posti in opposizione ed, anzi, in sfregio delle regole del vivere civile e della legalità – l’ennesimo riconoscimento dell’assoluta correttezza del nostro agire”.
L’obiettivo è proprio l’esclusione di “coloro che si sono posti in opposizione”, il ritorno alla normalità. Obiettivo è il riconoscimento dell’assoluta correttezza dell’azienda, cioè dell’assoluta correttezza dei contratti applicati, dei turni, delle norme di sicurezza, del versamento dei contributi, ecc.

Ricordiamo che i primi due punti della piattaforma di rivendicazioni della CGIL, per i quali è stato proclamato lo sciopero di maggio, erano la “libertà di parola” e la “libertà di associazione sindacale”. Chiediamo quindi: è giusto che venga firmato un accordo in cui è prevista la libertà sindacale solo per alcuni, ma con l’esclusione dei lavoratori del S.I. Cobas? Che razza di concetto ha la segreteria CGIL della libertà e dei diritti? La libertà e i diritti sono per tutti, o non sono!

Che i dirigenti CGIL facciano valere questi principi, senza prestarsi al gioco padronale: questa non è una vertenza qualsiasi. Il modello Italpizza rischia di essere il precedente per l’abbassamento generalizzato dei diritti e dei salari, a Modena e non solo. Per quale motivo industrie come Barilla, Buitoni, Pavesi, Antico Forno, Valpizza, Cameo e Nestlè dovrebbero continuare ad applicare il contratto alimentare, quando Italpizza dimostra che è possibile applicare il contratto di pulizie ed avere persino l’appoggio dei sindacati?
Per quale motivo le aziende dovrebbero continuare a parlare coi sindacati, se Italpizza dimostra che ci si può scegliere gli interlocutori?

Una cosa è certa, un imbroglio come quello firmato da Cgil Cis e Uil nel 2015, che sanciva il peggioramento delle condizioni dei lavoratori facendoli regredire da un contratto alimentare a quello delle pulizie e multiservizi ora sarà difficilmente realizzabile con il controllo, l’esperienza e le consapevolezze acquisite dai lavoratori che, anche se non saranno ammessi al tavolo da Italpizza, non saranno disponibili a farsi nuovamente prendere in giro.

Di seguito, invece, il comunicato de il sindacato è un’altra cosa, opposizione Cgil.

La fase che si è aperta dopo l’incontro del 31/05 tra direzione Italpizza e sindacati confederali, apre uno scenario nuovo e contraddittorio. Da una parte è indubbiamente positivo che si sia conquistato il diritto alle assemblee interne per i dipendenti delle due cooperative e che si sia aperta una discussione sugli assetti contrattuali; ma d’altra parte Italpizza ha ottenuto alcuni risultati politici  molto favorevoli: la rottura del fronte tra CGIL e Si Cobas (che era il vero incubo dell’azienda), la delegittimazione del ruolo e degli scioperi promossi dal sindacato di base, una fase di tregua dopo mesi di conflitto che evidentemente avevano intaccato i risultati e l’immagine di Italpizza. A tal proposito è significativo quanto inquietante che sia stato reintrodotto il marcatempo per le pause fisiologiche rimosso negli scorsi mesi grazie agli sciopero.

Particolarmente grave è che sia passato di fatto il principio aziendale per il quale è la direzione a “scegliersi” i sindacati con cui parlare: un grave abuso antidemocratico (che la CGIL, per altro, continua a subire nel gruppo industriale più grande d’Italia e in molte vertenze diffuse  – vedi Castelfrigo), in cui i padroni si arrogano il diritto di parlare e contrattare solo con le organizzazioni compatibili ai propri interessi.

La cosa da fare, adesso, per evitare che questi “vantaggi” strappati da Italpizza si trasformino in un arretramento delle ragioni dei lavoratori, è imporre che la fase di discussione abbia tempi contingentati e predefiniti: dicendo chiaramente che la CGIL non si accontenta della “concessione” di un tavolo in cambio della pacificazione, che la trattativa, al di là degli esiti, deve avere una finalizzazione rapida SULLA BASE DELLE PAROLE D’ORDINE DELLA REINTERNALIZZAZIONE E DELLA CONTRATTAZIONE DI SITO. E chiedendo con forza che al tavolo di trattativa siano ammessi anche i Si Cobas, in virtù di un principio di rispetto minimo della rappresentanza reale e dell’agibilità democratica in quell’azienda.   La discussione sulle applicazioni contrattuali in Italpizza non è un fatto tecnico, ma una questione politica e di rapporto di forza. o passa l’arbitrio aziendale o passano le esigenze di giustizia ed equità di chi lavora. E’ necessario che la CGIL faccia pesare continuamente sul quel tavolo l’unica vera arma che il sindacato e i lavoratori hanno in mano: lo sciopero e il blocco delle merci in entrata e in uscita. Mesi di chiacchiere, commissioni e sottocommissioni , buone solo a raffreddare i conflitti e mettere nell’angolo i Cobas, sarebbero un colpo mortale per la CGIL.

RICONQUISTIAMO TUTTO
(area di opposizione in cgil)

 

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Riprende lo sciopero a Italpizza

Dopo che a Roma, l’incontro al Ministero del Lavoro di sabato scorso era terminato con un nulla di fatto a Modena, questo lunedì, è ripreso lo sciopero a Italpizza.

Non più solo il SiCobas, questa volta, davanti ai cancelli di Italpizza perché ora, dopo più di cinque mesi passsati a denunciare le vergognose condizioni di sfruttamento e il clima di paura che si è instaurato all’interno dello stabilimento di San Donnino, ora lo sciopero è sostenuto anche dalla Cgil.

Se sabato scorso, all’incontro al Ministero, con l’arroganza che le contraddistingue, Italpizza, le cooperative appaltatrici Cofamo e Evologica assieme a Confindustria non si sono nemmeno presentate al tavolo di trattativa, dichiarazioni e spot a mezzo stampa non sono invece mancati, a cominciare dalla ferma indisponibilità a qualsiasi contrattazione col sindacato autorganizzato da parte dell’azienda: «(Italpizza) non partecipera’ mai a incontri o tavoli alla presenza dell’organizzazione Si Cobas, per gli evidenti motivi di ordine pubblico di cui sono portatori.» aggiungendo «Italpizza sta operando nella regolarità e nel rispetto delle norme, e che e’ anticostituzionale [sic] obbligare una societa’ ad applicare un contratto di lavoro anziche’ un altro. » nonostante sia stata piu volte denunciata e comprovata l’applicazione illecita dei contratti nel corso dei precendenti mesi di mobilitazione. (Notare come anche l’Ispettorato del Lavoro abbia dichiarato: «Accertate violazioni, addebitati contributi omessi, irrogate sanzioni amministrative» sanzionando l’azienda per circa 700.00 euro, ciffra comunuqe irrisoria se si considerano i milioni risparmiati sul costo del lavoro attraverso l’appalto.)

Così, lunedì, mentre all’interno dello stabilimento si registrava l’ennesimo infortunio sul lavoro e riprendeva lo sciopero congiunto SiCobas-Cgil all’esterno dello stabilimento, l’azienda ri-giocava la carta dell’investimento da 25 milioni di euro per la costruzione in deroga (col decreto sblocca-Modena approvato dalla giunta Muzzarelli nel 2017) di un nuovo polo logistico Italpizza adiacente all’attuale stabilimento produttivo.

Martedì lo sciopero riprende davanti ai cancelli e ricominciano anche le violenze e la pioggia di lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine, che a Modena sembrano ormai diventate tipo l’agenzia Pinkerton, un servizio privato a favore delle aziende pagato però coi contributi di tutti i cittadini.

Tante cariche, qualche ferito e lacrimogeni lanciati direttamente addosso alle persone che sviluppano tuttavia solo l’effetto contrario a quello sperato dagli sgherri in divisa.

Anche la giovane candidata sindaca di Modena Volta Pagina è presente allo sciopero e anche a loro viene sequestrato uno striscione in solidarietà ai lavoratori.

Al terzo giorno, mercoledì, la repressione poliziesca si fa, per quanto possibile ancora più pesante e nervosa. La polizia attacca i blocchi dei lavoratori con lacrimogeni e manganellate fin da subito tutavia, nonostante l’indicazione dei delegati sindacali CGIL di non partecipare ai blocchi, la maggior parte dei lavoratori iscritti alla Camera del lavoro solidarizzano coi colleghi opponendosi alle cariche.

Simone Carpeggiani, coordinatore di Bologna viene circondato e aggredito da ben 6 poliziotti in quello che può essere definito tranquillamente (come riporta nella sua nota il SiCobas di Bologna) «un attacco squadrista delle forze dell’ordine contro i lavoratori».

In contemporanea però, dentro Italpizza, ci sono più linee di produzione ferme di quante ne risultino attive. Come riporta il comunicato del SiCobas:

Oggi è il terzo giorno di sciopero congiunto S.I. Cobas – CGIL davanti ai cancelli di Italpizza, con presidio permanente giorno e notte: delle 5 linee di produzione dell’azienda soltanto una sta funzionando, mentre il reparto di confezionamento è ridotto al 20% della capacità. Oltre alle lavoratrici e lavoratori davanti ai cancelli altre centinaia si sono astenute dal lavoro.

Ieri Italpizza ha tentato di giocarsi un’altra carta truccata, annunciando 25 milioni di euro di investimenti per un nuovo polo logistico sulle aree verdi adiacenti al già enorme stabilimento (terreni verdi su cui il comune ha già tolto il vincolo ambientale..). Peccato che sia lo stesso piano presentato due anni fa: si tratta quindi di un falso annuncio, che comunque non menziona nemmeno le condizioni contrattuali e lavorative di chi potrebbe essere impiegato in questo nuovo redditizio business.

Per aggirare lo sciopero Italpizza tenta poi di far entrare dei lavoratori esterni in sostituzione di quelli davanti ai cancelli, pratica proibita dalla legge italiana come pratica antisindacale: alcuni addetti aprono un cancello provvisorio sul retro dello stabilimento, mentre in uno stradello adiacente i lavoratori esterni aspettano che il padrone della cooperativa li venga a prendere (foto sotto). Ma anche qui il l’esempio della lotta si estende: dopo aver parlato con gli altri operai i lavoratori esterni decidono di unirsi allo sciopero e di non entrare ad Italpizza!
(qui il video che documenta l’insubordinazione dei lavoratori esterni al presidente della cooperativa Cofamo) Di questo ennesimo illecito sono stati informati l’Ispettorato del Lavoro e la Prefettura.

Nel pomeriggio, inoltre, viene fermato e portato in questura Assouli, storico delegato del Sicobas di Modena e si formano due presidi in contemporanea. Il primo sempre davanti ai cancelli di Italpizza, mentre il secondo si forma sotto la questura per chiedere l’immediato rilascio del delegato fermato, che sarà in seguito rilasciato poco prima delle otto di sera.

Procede intanto, con poche eccezioni, il silenzio assordante della politica cittadina su quanto avviene, da ormai più di cinque mesi, davanti ai cancelli di quella che comunemente viene definita un’ “eccellenza” produttiva del teritorio.

Silenzio che si è fatto “sentire” anche il 9 maggio, data in cui, veniva incendiata l’automobile di uno dei delegati sindacali a Italpizza a mo di intimidazione.

Questo attentato giunge nello stesso giorno in cui la procura di Modena emette oltre 30 denunce nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori di Italpizza che hanno partecipato agli scioperi di questi mesi, con accuse più gravi confezionate su misura proprio contro i delegati sindacali e gli operai più attivi nella lotta. Ma giunge anche a pochi giorni dall’incontro sulla vertenza Italpizza convocato dal Ministero del Lavoro a Roma: l’azienda infatti si era rifiutata con un comunicato pubblico di sedersi ad un tavolo col nostro sindacato, e l’intervento del Ministero sembra essere riuscito a sbloccare la situazione. È evidente infatti che a #Modena esiste un sistema locale ben oliato di affari e connivenze a tutti i livelli – economici, politici ed istituzionali – per il quale industriali e cooperative detengono un potere semi-feudale sul territorio, a discapito di chi la ricchezza la produce con le proprie braccia. L’attacco contro il S.I. Cobas qui è più duro che altrove, proprio perché le lotte sindacali rischiano di sgretolare questo sistema incancrenito.

Intanto però, attorno allo sciopero di Italpizza, si cominciano a vedere anche i primi germogli di qualcosa che va in crescendo come la solidarietà e la consapevolezza  «a sostegno di una vertenza che vede Davide contro Golia, la giustizia contro lo sfruttamento.»

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Vertenza Italpizza, la cronistoria.

 

Dopo quasi una settimana di scioperi durissimi davanti ai cancelli dell’Italpizza nella serata di martedì è stato raggiunto un primo accordo. Una vertenza che si è conclusa nel migliore dei modi, con il reintegro di tutte le lavoratrici e i lavoratori licenziati, allontanati o sospesi entro il 20 gennaio e la ridiscussione dei contratti applicati dalle cooperative all’interno dello stabilimento.

Una prima vittoria, quella delle lavoratrici e dei lavoratori di Italpizza, molto importante che segna un primo punto a favore delle libertà sindacali e dei diritti dei lavoratori in un territorio che ha ormai dimenticato da tempo parole e significati semplici come lotte e giustizia sociale.

Ripercorriamo dunque tutta la vertenza riavvolgendo il nastro dal principio.

Tutto inizia il 28 novembre con uno sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori dello stabilimento di San Donnino indetto dal S.I. Cobas. Le ragioni della mobilitazione sono duplici, da un lato ci sono quelle già arcinote in molti settori della produzione della nostra provincia, cooperative che assumo la manodopera sottoponendola a contratti non conformi con le mansioni svolte, dall’altro una situazione nella quale “l’azienda leader dello sfruttamento nel settore delle pizze surgelate” (come la definita dal sindacato) aveva allontanato dal posto di lavoro 9 giovani lavoratrici, appena saputo della loro adesione allo stesso. 46898083_881143572084341_1217770558679154688_n

Due le cooperative  la Cofamo (che segue il lato del confezionamento) e l’Evologica che segue, invece, la parte della farcitura e della cucina. Una sola invece l’azienda appaltatrice: l’Italpizza leader nella produzione delle pizze surgelate e importante azienda del territorio che, con un fatturato di oltre 100 milioni di euro, aveva recentemente incassato il via libera dal Comune di Modena per il raddoppio della fabbrica grazie al documento di indirizzo Sblocca Modena.

I lavoratori all’interno dello stabilimento invece sono inquadrati con contratti di pulizia anche se in realtà svolgono un lavoro da alimentaristi  (preparazione delle pizze e farcitura), denunciano straordinari mai erogati in modo corretto, turni comunicati all’ultimo momento, anche la notte stessa dopo aver staccato per rientrare direttamente il mattino seguente con turni che possono così arrivare a un totale di 15/16 ore consecutive. Anche nelle buste paga si riscontrano irregolarità oltre all’errato inquadramento che prevede già di per sé una paga inferiore. Infine le intimidazioni da parte delle aziende con lettere di sospensione, disciplinari o di allontanamento per le iscritte e gli iscritti al sindacato.

Lo sciopero viene immediatamente raggiunto da Polizia e Carabinieri con la Digos che presenzia durante tutta la prima trattativa tra iscritti al sindacato e proprietà.

Dopo le prime promesse di riassunzioni scritte su un foglietto senza timbri né firme i lavoratori ottengono un tavolo di trattativa per il 5 dicembre e la garanzia che non ci saranno cambi di mansioni o licenziamenti punitivi come da prassi dello stabilimento.

La mattina del 5 dicembre, sotto la prefettura di Modena, si forma un grosso presidio di lavoratori. Si trattano le vertenze aperte dal S.I.Cobas della GM Cataforesi di Camposanto e dell’Italpizza.

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Per quest’ultima, sembra non esserci alcuno spazio per il dialogo, col prefetto che non intende neanche ascoltare i delegati, fuori le lavoratrici, nessun cambiamento nei contratti e messa al bando del S.I.Cobas all’interno dell’azienda.

Fallito il tavolo di trattativa in prefettura le lavoratrici e i lavoratori raggiungono lo stabilimento di San Donnino ed è qua, la sera del 5, che la situazione si aggrava. Le forze dell’ordine sgomberano il picchetto con un ampio uso di gas lacrimogeni mentre il sindacato indice lo sciopero generale provinciale.

La mattina del 6 gli operai ritornano davanti ai cancelli di Italpizza e mostrano i lacrimogeni lanciati su di loro la sera prima.

La risposta della questura di Modena è sempre la stessa: repressione, lacrimogeni e manganelli.

Alla terza carica oggi a Italpizza abbiamo occupato la fabbrica, poi le forze dell’ordine ci hanno caricato e spinto fuori, siamo andati in autostrada bloccando la circolazione dei mezzi, poi dopo che hanno sparato lacrimogeni per l’ennesima volta siamo tornati a bloccare (la fabbrica) e la lotta continua…” Queste le parole di un delegato del S.I.Cobas prima che il picchetto venga sciolto alle 19.30, dopo un’intera giornata di tensioni.

Ma le cariche della celere, del famigerato VII battaglione Mobile da Bologna e i lanci di gas lacrimogeni non spaventano le lavoratrici e i lavoratori forti delle loro ragioni.

Il 7 dicembre inizia il terzo giorno di sciopero davanti all’azienda ed escono i primi comunicati attestati di solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori dell’azienda modenese. Solidarietà che si rivelerà un’arma efficientissima per la conclusione della vertenza.

Arriva la solidarietà e il sostegno di Non Una di Meno Bologna che, con questa nota, si schiera al fianco delle lavoratrici di Italpizza.

La lotta guidata da queste donne ha trasformato il picchetto in uno sciopero generale provinciale: è il primo sciopero contro il decreto sicurezza da poco convertito in legge. Le donne migranti che stanno bloccando la produzione, respirando lacrimogeni e fronteggiando le cariche della polizia, sfidano infatti apertamente e senza paura i provvedimenti che vietano i blocchi stradali e puniscono chi lotta, minacciando le e i migranti di espulsione. Italpizza ha pensato di poter sfruttare la precarietà della loro condizione, come donne e come migranti, per intimidirle e metterle a tacere, ma si è trovata di fronte la loro determinazione e la loro forza. Perciò questo sciopero attacca direttamente il modo in cui razzismo e patriarcato servono a intensificare lo sfruttamento nei posti di lavoro. Esso mostra inoltre, con chiarezza, come le donne non siano più disposte a farsi sfruttare, né a sottostare al ricatto della paura. Contro chi le vorrebbe precarie e sottomesse, come donne, come lavoratrici e come migranti, il loro grido è “non abbiamo più paura, siamo unite e andiamo avanti!”.

Anche l’opposizione Cgil de “il sindacato è un’altra cosa” si schiera coi lavoratori denunciando inoltre come “ormai la polizia a Modena ha un ruolo attivo dentro ogni vertenza sindacale, spalleggiando smaccatamente la parte datoriale: cambiano i questori ma la musica è sempre la stessa, la polizia agisce come una novella “agenzia Pinkerton” al servizio dei padroni – pur essendo pagata dalle tasse dei lavoratori, anche dei manganellati…” e chiedendo che:

1) che cessi immediatamente la militarizzazione dei cancelli dell’ ITALPIZZA, si ritirino le divise e i cellulari, riconducendo la vertenza al suo ambito naturale
2) che quei lavoratori vedano riconosciuto il loro diritto al contratto dell’alimentaristica – anziché il “multiservizi”, improprio e penalizzante
3) che si ritirino i licenziamenti punitivi, mascherati da trasferimenti dei lavoratori considerati riottosi
4) che si apra finalmente una discussione in città sulla cappa repressiva che è calata su questa città medaglia d’oro della Resistenza, segnata da centinaia di denunce e processi in corso, contro giovani e lavoratori
5) Che la CGIL modenese prenda parola con forza contro le derive autoritarie e antisindacali che Questura e Procura stanno inscenando da alcuni anni in questo territorio. Non si può voltare la testa dall’altra parte.

Solidarietà arriva anche dall’Unione Sindacale Italiana che vede in questo tipo di  lotte l’unica via per contrastare il decreto sicurezza che con le sue deliberazioni liberticide vorrebbe eliminare il diritto a manifestare e ogni opposizione conflittuale.

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Anche la Cgil prende parola sulla vertenza, ma lo fa con questa nota, a firma Umberto Franciosi, Segretario Generale Flai Cgil Emilia Romagna, che analizza la somministrazione irregolare di manodopera e il ruolo della Grande Distribuzione (leggi Coop) nel determinare le marginalità all’interno della filiera agroalimentare senza mai dare esplicita solidarietà alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori ancora in corso.

Intano davanti ai cancelli di Italpizza ad ogni carica e ad ogni lacrimogeno gettato corrisponde un’aumentata solidarietà, anche da parte di chi nei giorni precedenti era rimasto al lavoro, mentre gli iscritti al S.I.Cobas all’interno della fabbrica aumentano considerevolmente.

Sabato 8 dicembre è festa e, in mattinata, una delegazione di lavoratori e lavoratrici si   si presenta a Vaciglio, alla Giornata a difesa del Suolo del comitato #mobastacemento, nel tentativo (riuscito) di sensibilizzare, solidarizzare e attirare l’attenzione su quanto sta accadendo a San Donnino.

Davanti ai cancelli invece si griglia in attesa della ripresa del confronto il lunedì.

Ed è proprio la giornata di lunedì quella che risulta decisiva.

Se, all’inizio della vertenza, sui giornali locali, si poteva leggere la nota dell’azienda che parlava espressamente di “vandali” e di “una brutale aggressione ai danni dell’azienda da parte di un gruppo di violenti” le lotte, il clamore e l’attenzione anche mediatica sulla vicenda avevano in qualche modo ribaltato la situazione.

Non sul campo però, perché nel silenzio delle istituzioni modenesi anche la giornata di lunedì 10 si apre con la chiusura ad ogni confronto e con la richiesta di aprire un tavolo di trattativa, dove le istituzioni pubbliche facciano da garanti che viene negata in partenza. La risposta è quella sorda e il picchetto viene attaccato ripetutamente con gas e manganelli dai reparti della celere.

Scriverà in una nota il S.I.Cobas:

Era però chiaro fin dalle prime ore del mattino che non c’era alcuna volontà di dialogo: i funzionari della questura hanno fatto sapere che c’erano “ordini superiori” per i quali “oggi non c’è nessun margine di trattativa”.
Sono state almeno una decina le cariche contro le lavoratrici e i lavoratori, con uso massiccio di gas CS. Cinque persone sono state soccorse dalle ambulanze per le manganellate, altre (compresi diversi agenti senza maschere) sono svenute o hanno avuto malori per i gas.

Ad ogni carica i #blocchi si formavano e scioglievano, impossibili da contenere, debordando sulla via Vignolese, nei campi e nelle strade adiacenti, per poi tornare a riunirsi davanti ai cancelli, come polvere di ferro attratta dalla calamita. Anche oggi altre 15 operaie ed operai hanno scelto di non entrare al lavoro e di unirsi alla lotta, portando così a sfiorare la #quota100 il numero di iscritti al S.I. Cobas dentro lo stabilimento. Solo nel tardo pomeriggio la prefettura ha ceduto, convocando finalmente un tavolo domattina.

Così nel pomeriggio di lunedì 9 dicembre, dopo oltre una settimana di picchetti, le lavoratrici e i lavoratori di Italpizza riescono finalmente ad ottenere un nuovo tavolo di trattativa con l’azienda in prefettura.

Nel conto della vertenza si registrano anche scene come questa col pestaggio di un giovane lavoratore inerme a terra.

Nella giornata di martedì 11, quella del tavolo di trattativa, due presidi affollano tanto i cancelli dell’Italpizza che il marciapiede davanti alla Prefettura. Ed è qua che, dopo due settimane di sciopero e sei ore di tavolo di trattativa, i lavoratori e le lavoratrici dell’ Italpizza ottengono una prima e importantissima vittoria.

L’accordo siglato è suddiviso in tre punti, come scrivono in una nota al S.I.Cobas:

1) Tutte le 13 lavoratrici e lavoratori colpiti da licenziamenti, sospensioni e trasferimenti punitivi torneranno al loro posto di lavoro, entro e non oltre il 20 gennaio prossimo, regolarmente retribuiti per tutto il periodo di assenza.
2) I turni di lavoro dovranno rispettare periodo di riposo, festività e riposi compensativi. L’odiosa e illegale pratica del lavoro a chiamata deve cessare.
3) Istituzione di un tavolo sindacale in cui valutare le condizioni contrattuali, retributive e contributive di ciascun lavoratore. 


Su questo ultimo punto la trattativa si è arenata nelle sale della prefettura: per ben sei ore il S.I. Cobas ha negoziato con gli avvocati e i consulenti mandati da Italpizza e dalle cooperative Evologica e Cofamo, che in ogni modo hanno tentato di far fallire l’accordo.
Come ci è stato chiaramente detto davanti al prefetto stesso, le cooperative non accettano la presenza del nostro sindacato all’interno dello stabilimento e, nonostante l’accordo siglato, hanno promesso di ostacolare con ogni mezzo la verifica dei contratti, dei turni e dei riposi. Una battaglia è stata vinta, ma la guerra con i colossi cooperativi è tutt’altro che finita.
Il prefetto durante tutta la trattativa ha insistito sul fatto che le nostre modalità di sciopero sono illegali, senza mai spendere una parola sul vergognoso sistema di sfruttamento (quello sì completamente fuorilegge, come anche denunciato pubblicamente dalla Flai-CGIL di Modena) che regna a Italpizza e in generale su tutto il territorio modenese, né sulle violenze delle forze dell’ordine o sull’uso massiccio di gas CS, proibito a livello internazionale come arma chimica da guerra.
L’eroica resistenza delle donne e degli uomini davanti a quei cancelli è stata la prima grande risposta nazionale al DL Salvini e alla procura modenese, già tristemente nota per il suo accanimento contro sindacati e movimenti sociali. Nei fatti l’obiettivo di Salvini è già fallito: è stata vinta la paura, nessuno – uomo o donna – si è tirato indietro, nessuno si è fatto intimidire!

Aggiungendo:

Quella di Italpizza non è una semplice vertenza, ma una battaglia per la libertà sindacale e la giustizia sociale, per il riscatto dei lavoratori, in particolare delle donne e dei migranti, contro il razzismo.

Un primo passo dunque ma un primo passo molto importante in un territorio che ha dimenticato da tempo parole e significati semplici come lotte, diritti e giustizia sociale.